Couverture médiatique et histoires concernant Palazzo Losio - Dimora degli scrittori

Le Palazzo Losio - Dimora degli scrittori est une résidence historique située au cœur du Monferrato, qui allie patrimoine, littérature et hospitalité.

Couverture médiatique et activités du Palazzo Losio - Dimora degli scrittori



"Palazzo Losio – Dimora degli Scrittori" est un projet touristique et culturel, né au cœur d'une demeure historique oubliée pendant des décennies et au passé mystérieux. Portée avec passion par Marina et Bruno, cette initiative unique dans la région allie patrimoine, littérature, gastronomie et hospitalité, pour recevoir les touristes du monde entier, mais aussi les écrivains et artistes à la recherche d'un lieu inspirant où pouvoir créer au calme et rencontrer des nouveaux publics.


C'est grâce à la location des appartements aux touristes que Marina et Bruno pourront financer le développement des activités culturelles.


Très vite, la forte identité du domaine et la qualité de ses activités touristiques et culturelles ont captivé l'intérêt de la presse, séduite par ce lieu événementiel d'exception et sa Résidence d'écrivains, véritable havre d'histoire préservé en pleine nature. 

Villa historique Palazzo Losio aux murs jaunes, fenêtres en arche encadrées de haies vertes à Ponzone, Italie

L'esprit du lieu



Réalité unique dans la région, plus qu'une simple résidence, le Palazzo Losio possède une âme singulière qui captive instantanément ses visiteurs, par sa beauté intemporelle et mystérieuse. Tout autour, ses jardins et les bois des collines environnantes forment un écrin verdoyant qui fait corps avec l'architecture. C'est cette atmosphère unique, à la fois intime et sauvage, que confère au domaine son identité si magnétique qui a conquis touristes, écrivains, public et médias.
Deux personnes souriantes au Palazzo Losio à Ponzone, tenant ouvert un article de presse sur cette propriété historique

Un succès immédiat



Un véritable succès de lancement : pour sa première année culturelle, en 2026, le Palazzo Losio – Dimora degli Scrittori a conquis un public passionné de littérature, histoire et musique, et s'est imposé dans le paysage médiatique avec plus de trente articles de presse dédiés.
Entrée du Palazzo Losio à Ponzone avec façade jaune, portes rouges, urnes en terre cuite et escalier en pierre entouré de verdure
Portes élégantes en bois avec vitraux au Palazzo Losio, offrant une vue sur le jardin à Ponzone, Italie
Coin de lecture élégant au Palazzo Losio avec fauteuil corail, repose-pieds et rideaux bleus à la fenêtre de Ponzone

Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio, rifugio nel Monferrato - Articolo di Fabio RICCIO - GASTRODELIRIO



Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato: tra scrittura, silenzio e cucina autentica  Dove il silenzio profuma di tartufo e di carta appena vergata d’inchiostro… Alla Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato il mondo rallenta. Non è una metafora: il tempo qui ha un passo più corto, come un animale che sa dove va. Cammini e ti accorgi che il rumore più insistente è quello delle tue suole; poi resta soltanto il bosco, la bella chiesina formato bonsai (4 posti più l’officiante!) e l’odore d’acqua e di terra viva che ti sale addosso, un’eco di respiro che pare quasi un invito. Ecco: in fondo a quel respiro c’è una casa.


La chiamano la Dimora degli Scrittori  Non per scherzo, né per marketing: davvero è un rifugio per chi vuole scrivere, un luogo di quiete dove le parole possono tornare a respirare. Dietro l’idea ci sono Marina Miroglio e Bruno Marguerite, il suo compagno, scrittore noto in Francia. Due persone che hanno messo insieme mestieri diversi ma parenti: la cucina e la scrittura. Entrambi richiedono silenzio, amore e disciplina profonda. Entrambi si fondano su una stessa fede: quella nella bontà del gesto ben fatto.
La Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio è progetto nato dal bisogno di proteggere L’idea è semplice — e le cose semplici, spesso, sono quelle che cambiano davvero. Marina ha un passato importante in cucina, soprattutto in Francia: formazione classica, mani esperte, rispetto feroce per la materia prima. Di quella scuola che considera il piatto un atto morale, mica una decorazione. Poi l’idea è approdata a Palazzo Losio, tra boschi e colline, dove ha scoperto una nuova lingua: quella della terra. Marina è ri-diventata tartufaia, rispolverando una passione di gioventù, fatta anche dei ritmi lunari, delle zolle, dei cani e delle attese. E si è innamorata dei prodotti che nascono qui, come il cardo gobbo, ortaggio strambo e nobile, curvo di fatica e cangiante di gusto.
Bruno Marguerite, invece, è un burattinaio delle parole. Le scolpisce, le lima, le rilegge finché non tagliano i fili e si reggono da sole. Uno di quegli autori che credono che scrivere sia lavoro, non posa. E come ogni scrittore serio, sa bene che il mondo moderno è invaso dal rumore. Ti distrae, ti seduce, ti ruba il tempo.
Da questa doppia esigenza — proteggere il lavoro profondo, in cucina e sulla pagina — nasce la Dimora degli Scrittori. Un luogo per chi cerca concentrazione e verità, più che comfort o riconoscimento.
Non un B&B, ma un’idea di mondo Chi arriva qui non trova la solita residenza “artistica” o la stanza furbetta con due romanzi decorativi “in croce” sul comodino che fanno tanto romantica donna inglese. Trova stanze pensate per restare, per scrivere, che parlano di cultura, anche sui pavimenti… Tavoli veri, luce che cade nel punto giusto, finestre mai invadenti. Fuori, i boschi e l’orto; dentro, una bellezza silenziosa, quasi complice. La casa è un piccolo capolavoro architettonico: un incrocio tra art decò e tardo liberty, con curve gentili, vetri lavorati, legni caldi e tantissimi divertissement architectural sparsi con cura e non celata gioia. Non è lusso, ma misura. Una bellezza che non urla, ma ti accompagna con dolcezza. Ogni dettaglio – una maniglia in ottone, una piastrella color ocra, una sedia che sembra fatta per restarci ore – sembra dirti: “Qui la bellezza non è decorazione: è rispetto.” Ecco il punto: in questa casa la bellezza è una necessità. Serve a creare le condizioni perché la mente possa lavorare bene, con calma, con gioia.
Kalokagathìa sulle colline Ponzonesi Una parola greca, difficile da pronunciare, ma perfetta per questo posto: kalokagathìa. L’unione del bello e del buono. L’idea che estetica ed etica non siano opposti, ma la stessa linea percorsa bene. La Dimora degli Scrittori incarna proprio questo. Il bello dello spazio sostiene il buono dei gesti: cucinare, scrivere, pensare. La cucina di Marina e la scrittura di Bruno Marguerite si specchiano l’una nell’altra: entrambe esigono onestà, lentezza, ascolto.
A tavola, Marina non fa “esperienze gastronomiche”:  prepara cibo vero. Piatti che parlano del posto, del clima, delle mani che li hanno coltivati. Il cardo gobbo, per esempio: ortaggio povero e regale allo stesso tempo, dolce e amaro, con quel profumo di terra e di memoria; quello che scalda fino al midollo. Oppure un piatto di carne cotto piano, senza teatralità, o semplicemente pane e salumi locali, ma pane fatto come si deve e salumi che sanno (incredibile!) d’erba vera e di stalla pulita. Ma anche i plin, praticamente perfetti, con sopra qualche scaglia di buon tartufo raccolto poche ore prima insieme ai vecchi trifolau di fiducia. Non per stupire, ma per ricordare che anche la terra scrive, a suo modo.

Segue

Élégant couloir du Palazzo Losio avec portes en bois ornées, papier peint à motifs, mobilier vintage et ambiance d'époque
Balcon du Palazzo Losio avec verres de vin dominant la vallée forestière, Ponzone Italie
Groupe en randonnée pédestre à travers la forêt boisée près du Palazzo Losio à Ponzone, Italie, avec un chien blanc sur un sol couvert de feuilles



Una cucina come gesto di cura Marina non “serve pasti”. Cura le persone come curerebbe un impasto, con la pazienza di chi sa che ogni cosa buona ha bisogno di tempo. Chi arriva a Palazzo Losio non è un cliente. È uno scrittore che cerca la sua anima forse fuggita, spesso stanco, magari in bilico. Marina lo osserva, capisce se ha bisogno di parlare o di tacere, di un piatto caldo o di un piatto leggero. La sua è una cucina di ascolto, più che di invenzione. Il cibo qui non è ornamento: è sostegno morale; Come direbbe Bernard Malamud, è quella mano che ti porge un pezzo di pane quando tutto il resto è, e diventa confuso.
Bruno Marguerite e la parola  - Bruno Marguerite è lo scrittore, quello che sa cosa significa lottare con una frase finché questa non si arrende. La sua presenza toglie dal progetto ogni romanticismo facile: qui non si parla solo di “genio creativo”, ma di mestiere. Chi viene accolto, trova qualcuno che conosce la fatica della scrittura, la paura della pagina bianca, la nobile dignità del lavoro lento.
E in questo sta la grande intelligenza della casa: non idealizza l’atto creativo, lo normalizza, lo protegge. Qui scrivere è come zappare o impastare: richiede tempo, attenzione e una certa forma di solitudine.
Il silenzio come materia prima In città il silenzio è un lusso. Qui è la regola. Punto. Un silenzio profondo, pieno di suoni naturali – vento, animali, passi nel bosco – che fanno da metronomo alla scrittura. Il tempo si dilata, le giornate si misurano non in ore ma in pagine. Il corpo entra in sintonia con il ritmo della terra, e la mente lo segue. Non è isolamento ascetico, è quieta produttività. Chi scrive qui non fugge dal mondo: ci rientra, con più chiarezza.
Non solo rifugio, ma posizione culturale La Dimora degli Scrittori non è un progetto di ospitalità: è una dichiarazione culturale, quasi politica: la creatività ha bisogno di protezione, non di spettacolo. Mentre il (tele…) mondo della cultura moltiplica a dismisura festival, talk e premi, Marina e Bruno scelgono l’opposto: il ritiro consapevole. Qui non ci sono applausi, ma spazi per pensare. Non connessioni digitali, ma connessioni umane. Non menù degustazione, ma cibo vero. È un’antitesi alla velocità contemporanea. Una piccola rivoluzione gentile che rimette al centro l’essenziale: il lavoro fatto bene, il tempo giusto, la bellezza onesta.
La Dimora come organismo vivo Entrare nella Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio… un rifugio creativo tra i boschi del Monferrato dove è come entrare in un corpo. Ogni stanza ha una temperatura, una luce, un ritmo; un’anima, forse… Ci sono le biblioteche, tavoli di lavoro, la cucina che è anche laboratorio. I materiali – legno, ferro, ceramica – parlano di tempo e di storie. Niente è neutro, ma niente è invadente. È una bellezza funzionale, mai vanitosa. La somiglianza con certi interni liberty o art decò non è solo estetica: è morale. Quelle linee eleganti ma sobrie raccontano un’epoca in cui la forma era un modo per dire “rispetto per chi guarda”. E qui, quel rispetto è ancora vivo: ogni dettaglio è pensato per accogliere la concentrazione, non per distrarla.
Marina, o la sapienza della terra - Guardarla muoversi lesta tra il bosco e la cucina è capire molto del progetto. Marina ha mani da chef e il passo da contadina, e in questo doppio registro c’è tutta la verità di questo luogo.  Sa dove cresce il tartufo, ma sa anche quando e dove non cercarlo. Sa che il cardo gobbo non si piega per caso, ma perché il freddo lo costringe a dolcificarsi. Questa conoscenza – concreta, poetica, precisa – diventa la spina dorsale della Dimora. Cucinare, per lei, è un modo di parlare col territorio. E chi scrive, in qualche modo, fa lo stesso: ascolta, traduce, restituisce.
Bruno Marguerite, o la pazienza della parola - Bruno Marguerite porta il contrappeso ideale: la razionalità dello scrittore che sa quanto sia dura restare fedeli a una storia. Della Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel cuore del Monferrato ne è guida discreta, presenza silenziosa. Condivide letture, parla di struttura, di ritmo, di tagli. Aiuta chi, arriva per distinguere la voce dalla confusione. Non come maestro, ma come collega che capisce. Lui e Marina si completano come due artigiani che lavorano materiali diversi ma con la stessa cura: la terra e la lingua.
Il bello come condizione di lavoro In un mondo che considera la bellezza un accessorio, la Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio restituisce a questa parola sua funzione originaria: essere condizione di armonia. Qui il bello non è ornamento, ma nutrimento. Come un pane ben cotto, o una frase riuscita. Le pareti color sabbia, i vetri smerigliati, la posizione delle scale: tutto sembra fatto per ricordare che la forma giusta è quella che fa stare bene dentro e che il lavoro creativo è un atto di salute, non di vanità.
Alla Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato” si celebra piccolo miracolo di coerenza. È rifugio creativo, sì, ma anche progetto etico. Nasce dall’incontro tra una chef che conosce la terra e uno scrittore che conosce il silenzio. Insieme, hanno costruito un luogo dove scrivere, mangiare e vivere tornano a essere una sola cosa. Qui il tartufo non è lusso, ma linguaggio. Il cardo gobbo non è curiosità, ma identità. La bellezza non è facciata, ma responsabilità. E soprattutto, qui si riscopre un’idea antica e quasi dimenticata: che la vita buona – bella e giusta insieme – è ancora possibile. Si chiama, appunto, kalokagathìa. Così, quando esci nel bosco al tramonto, e il profumo di trifole si mescola all’odore dell’inchiostro e della carta, capisci che non è un sogno. È solo un luogo dove qualcuno ha avuto il coraggio di dire: “Siediti. Mangia. Scrivi. Il resto può aspettare.”

Fabio RICCIO www.gastrodelirio.it

Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio, rifugio nel Monferrato - Articolo di Fabio RICCIO - GASTRODELIRIO



Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato: tra scrittura, silenzio e cucina autentica Dove il silenzio profuma di tartufo e di carta appena vergata d’inchiostro… Alla Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato il mondo rallenta. Non è una metafora: il tempo qui ha un passo più corto, come un animale che sa dove va. Cammini e ti accorgi che il rumore più insistente è quello delle tue suole; poi resta soltanto il bosco, la bella chiesina formato bonsai (4 posti più l’officiante!) e l’odore d’acqua e di terra viva che ti sale addosso, un’eco di respiro che pare quasi un invito. Ecco: in fondo a quel respiro c’è una casa.
La chiamano la Dimora degli Scrittori Non per scherzo, né per marketing: davvero è un rifugio per chi vuole scrivere, un luogo di quiete dove le parole possono tornare a respirare. Dietro l’idea ci sono Marina Miroglio e Bruno Marguerite, il suo compagno, scrittore noto in Francia. Due persone che hanno messo insieme mestieri diversi ma parenti: la cucina e la scrittura. Entrambi richiedono silenzio, amore e disciplina profonda. Entrambi si fondano su una stessa fede: quella nella bontà del gesto ben fatto.
La Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio è progetto nato dal bisogno di proteggere L’idea è semplice — e le cose semplici, spesso, sono quelle che cambiano davvero. Marina ha un passato importante in cucina, soprattutto in Francia: formazione classica, mani esperte, rispetto feroce per la materia prima. Di quella scuola che considera il piatto un atto morale, mica una decorazione. Poi l’idea è approdata a Palazzo Losio, tra boschi e colline, dove ha scoperto una nuova lingua: quella della terra. Marina è ri-diventata tartufaia, rispolverando una passione di gioventù, fatta anche dei ritmi lunari, delle zolle, dei cani e delle attese. E si è innamorata dei prodotti che nascono qui, come il cardo gobbo, ortaggio strambo e nobile, curvo di fatica e cangiante di gusto.
Bruno Marguerite, invece, è un burattinaio delle parole. Le scolpisce, le lima, le rilegge finché non tagliano i fili e si reggono da sole. Uno di quegli autori che credono che scrivere sia lavoro, non posa. E come ogni scrittore serio, sa bene che il mondo moderno è invaso dal rumore. Ti distrae, ti seduce, ti ruba il tempo.
Da questa doppia esigenza — proteggere il lavoro profondo, in cucina e sulla pagina — nasce la Dimora degli Scrittori. Un luogo per chi cerca concentrazione e verità, più che comfort o riconoscimento. Non un B&B, ma un’idea di mondo Chi arriva qui non trova la solita residenza “artistica” o la stanza furbetta con due romanzi decorativi “in croce” sul comodino che fanno tanto romantica donna inglese.
Trova stanze pensate per restare, per scrivere, che parlano di cultura, anche sui pavimenti… Tavoli veri, luce che cade nel punto giusto, finestre mai invadenti. Fuori, i boschi e l’orto; dentro, una bellezza silenziosa, quasi complice. La casa è un piccolo capolavoro architettonico: un incrocio tra art decò e tardo liberty, con curve gentili, vetri lavorati, legni caldi e tantissimi divertissement architectural sparsi con cura e non celata gioia. Non è lusso, ma misura. Una bellezza che non urla, ma ti accompagna con dolcezza. Ogni dettaglio – una maniglia in ottone, una piastrella color ocra, una sedia che sembra fatta per restarci ore – sembra dirti: “Qui la bellezza non è decorazione: è rispetto.” Ecco il punto: in questa casa la bellezza è una necessità. Serve a creare le condizioni perché la mente possa lavorare bene, con calma, con gioia.
Kalokagathìa sulle colline Ponzonesi Una parola greca, difficile da pronunciare, ma perfetta per questo posto: kalokagathìa. L’unione del bello e del buono. L’idea che estetica ed etica non siano opposti, ma la stessa linea percorsa bene. La Dimora degli Scrittori incarna proprio questo. Il bello dello spazio sostiene il buono dei gesti: cucinare, scrivere, pensare. La cucina di Marina e la scrittura di Bruno Marguerite si specchiano l’una nell’altra: entrambe esigono onestà, lentezza, ascolto.
A tavola, Marina non fa “esperienze gastronomiche”: prepara cibo vero. Piatti che parlano del posto, del clima, delle mani che li hanno coltivati. Il cardo gobbo, per esempio: ortaggio povero e regale allo stesso tempo, dolce e amaro, con quel profumo di terra e di memoria; quello che scalda fino al midollo. Oppure un piatto di carne cotto piano, senza teatralità, o semplicemente pane e salumi locali, ma pane fatto come si deve e salumi che sanno (incredibile!) d’erba vera e di stalla pulita. Ma anche i plin, praticamente perfetti, con sopra qualche scaglia di buon tartufo raccolto poche ore prima insieme ai vecchi trifolau di fiducia. Non per stupire, ma per ricordare che anche la terra scrive, a suo modo.

Una cucina come gesto di cura Marina non “serve pasti”. Cura le persone come curerebbe un impasto, con la pazienza di chi sa che ogni cosa buona ha bisogno di tempo. Chi arriva a Palazzo Losio non è un cliente. È uno scrittore che cerca la sua anima forse fuggita, spesso stanco, magari in bilico. Marina lo osserva, capisce se ha bisogno di parlare o di tacere, di un piatto caldo o di un piatto leggero. La sua è una cucina di ascolto, più che di invenzione. Il cibo qui non è ornamento: è sostegno morale; Come direbbe Bernard Malamud, è quella mano che ti porge un pezzo di pane quando tutto il resto è, e diventa confuso.
Bruno Marguerite e la parola - Bruno Marguerite è lo scrittore, quello che sa cosa significa lottare con una frase finché questa non si arrende. La sua presenza toglie dal progetto ogni romanticismo facile: qui non si parla solo di “genio creativo”, ma di mestiere. Chi viene accolto, trova qualcuno che conosce la fatica della scrittura, la paura della pagina bianca, la nobile dignità del lavoro lento.
E in questo sta la grande intelligenza della casa: non idealizza l’atto creativo, lo normalizza, lo protegge. Qui scrivere è come zappare o impastare: richiede tempo, attenzione e una certa forma di solitudine.
Il silenzio come materia prima In città il silenzio è un lusso. Qui è la regola. Punto. Un silenzio profondo, pieno di suoni naturali – vento, animali, passi nel bosco – che fanno da metronomo alla scrittura. Il tempo si dilata, le giornate si misurano non in ore ma in pagine. Il corpo entra in sintonia con il ritmo della terra, e la mente lo segue. Non è isolamento ascetico, è quieta produttività. Chi scrive qui non fugge dal mondo: ci rientra, con più chiarezza.

Non solo rifugio, ma posizione culturale La Dimora degli Scrittori non è un progetto di ospitalità: è una dichiarazione culturale, quasi politica: la creatività ha bisogno di protezione, non di spettacolo. Mentre il (tele…) mondo della cultura moltiplica a dismisura festival, talk e premi, Marina e Bruno scelgono l’opposto: il ritiro consapevole. Qui non ci sono applausi, ma spazi per pensare. Non connessioni digitali, ma connessioni umane. Non menù degustazione, ma cibo vero. È un’antitesi alla velocità contemporanea. Una piccola rivoluzione gentile che rimette al centro l’essenziale: il lavoro fatto bene, il tempo giusto, la bellezza onesta.
La Dimora come organismo vivo - Entrare nella Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio… un rifugio creativo tra i boschi del Monferrato dove è come entrare in un corpo. Ogni stanza ha una temperatura, una luce, un ritmo; un’anima, forse… Ci sono le biblioteche, tavoli di lavoro, la cucina che è anche laboratorio. I materiali – legno, ferro, ceramica – parlano di tempo e di storie. Niente è neutro, ma niente è invadente. È una bellezza funzionale, mai vanitosa. La somiglianza con certi interni liberty o art decò non è solo estetica: è morale. Quelle linee eleganti ma sobrie raccontano un’epoca in cui la forma era un modo per dire “rispetto per chi guarda”. E qui, quel rispetto è ancora vivo: ogni dettaglio è pensato per accogliere la concentrazione, non per distrarla.
Marina, o la sapienza della terra - Guardarla muoversi lesta tra il bosco e la cucina è capire molto del progetto. Marina ha mani da chef e il passo da contadina, e in questo doppio registro c’è tutta la verità di questo luogo. Sa dove cresce il tartufo, ma sa anche quando e dove non cercarlo. Sa che il cardo gobbo non si piega per caso, ma perché il freddo lo costringe a dolcificarsi. Questa conoscenza – concreta, poetica, precisa – diventa la spina dorsale della Dimora. Cucinare, per lei, è un modo di parlare col territorio. E chi scrive, in qualche modo, fa lo stesso: ascolta, traduce, restituisce.
Bruno Marguerite, o la pazienza della parola - Bruno Marguerite porta il contrappeso ideale: la razionalità dello scrittore che sa quanto sia dura restare fedeli a una storia. Della Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel cuore del Monferrato ne è guida discreta, presenza silenziosa. Condivide letture, parla di struttura, di ritmo, di tagli. Aiuta chi, arriva per distinguere la voce dalla confusione. Non come maestro, ma come collega che capisce. Lui e Marina si completano come due artigiani che lavorano materiali diversi ma con la stessa cura: la terra e la lingua.
Il bello come condizione di lavoro In un mondo che considera la bellezza un accessorio, la Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio restituisce a questa parola sua funzione originaria: essere condizione di armonia. Qui il bello non è ornamento, ma nutrimento. Come un pane ben cotto, o una frase riuscita. Le pareti color sabbia, i vetri smerigliati, la posizione delle scale: tutto sembra fatto per ricordare che la forma giusta è quella che fa stare bene dentro e che il lavoro creativo è un atto di salute, non di vanità.
Alla Dimora degli Scrittori di Palazzo Losio nel Monferrato” si celebra piccolo miracolo di coerenza. È rifugio creativo, sì, ma anche progetto etico. Nasce dall’incontro tra una chef che conosce la terra e uno scrittore che conosce il silenzio. Insieme, hanno costruito un luogo dove scrivere, mangiare e vivere tornano a essere una sola cosa. Qui il tartufo non è lusso, ma linguaggio. Il cardo gobbo non è curiosità, ma identità. La bellezza non è facciata, ma responsabilità. E soprattutto, qui si riscopre un’idea antica e quasi dimenticata: che la vita buona – bella e giusta insieme – è ancora possibile. Si chiama, appunto, kalokagathìa. Così, quando esci nel bosco al tramonto, e il profumo di trifole si mescola all’odore dell’inchiostro e della carta, capisci che non è un sogno. È solo un luogo dove qualcuno ha avuto il coraggio di dire: “Siediti. Mangia. Scrivi. Il resto può aspettare.”
Fabio RICCIO www.gastrodelirio.it

PONZONE - L’HISTORIQUE PALAZZO LOSIO DEVIENT LA “DEMEURE DES ECRIVAINS’’ - Quotidien LA STAMPA - Chronique d'Alessandria



Transformé par les propriétaires rentrés en Italie de Paris, il accueillera de fin février des écrivains de renommée internationale. Lord Byron, Percy Bysshe Shelley et même Pasolini ont écrit leurs chefs-d'œuvre en se laissant inspirer par la mer de Ligurie, en particulier par la portion de côtes aujourd'hui appelée le ‘‘Golfe des Poètes’’. Gabriele d'Annunzio ne dédaignait pas la Versilia ni les vertes collines descendant en pente douce vers le lac de Garde, tandis que Giacomo Leopardi aimait immensément « L'ermo colle » devant sa grande maison dans les Marche.
Un coin plongé dans la verdure où l'on peut rassembler ses idées et créer des chefs-d'œuvre existe aussi dans la région d'Acqui, à Ponzone. Il s'agit du Palazzo Losio, une ancienne demeure aujourd'hui transformée en appartements pour les touristes et en refuge pour les écrivains.

« La résidence, immergée dans la verdure, pourra être source d'inspiration pour de nouvelles œuvres, comme ce fut le cas pour de nombreux personnages illustres dans le Golfe des poètes. »
Un lieu où trouver l'inspiration pour écrire et s'immerger dans la littérature. La « Demeure des écrivains » est un projet de Bruno Marguerite et Marina Miroglio. Originaires du Monferrato, elle a émigré à Paris dans les années 1980, lui est un écrivain parisien. Après avoir découvert par hasard le Palazzo Losio en 2022, ils en sont tombés amoureux et ont décidé de le transformer en une attraction touristique. C'est un espace dédié à ceux qui aiment l'écriture, mais aussi la bonne cuisine et les paysages préservés.
Et c'est ainsi que l'élégant palais construit en 1850 et apprécié au fil du temps par des personnalités telles que Giuseppe Garibaldi, la famille royale de Savoie, le pilote automobile Juan Manuel Fangio et le constructeur et designer automobile Pininfarina, revient aujourd'hui sur le devant de la scène en apportant du prestige non seulement à Ponzone, mais à toute la région d'Acqui.
Certains appartements ont été restaurés et décorés par Marina et Bruno dans le respect du style de l'édifice, tout en étant dotés de tout le confort moderne, créant ainsi des espaces raffinés et accueillants.
« Bruno, passionné de littérature et de livres anciens, en plus d'être écrivain de romans et de nouvelles - explique Marina Miroglio - a voulu que les livres soient omniprésents le long des murs des logements, et dans le grand appartement du premier étage, une cinquantaine de noms d'écrivains piémontais, italiens et étrangers se succèdent, inscrits au sol. »

« Le premier écrivain attendu dans un mois sera le romancier et scénariste albanais Ylljet Aliçka, qui présentera son nouveau recueil de nouvelles, Slogan, déjà traduit en italien. »
Mais cela, bien sûr, n'est pas tout. A partir du mois de février, la résidence se transformera en lieu d’accueil et de rencontre d’écrivains de renommée internationale. « Notre premier invité, ajoute Marina Miroglio, sera Ylljet Aliçka, écrivain et scénariste, ancien ambassadeur d'Albanie en France, au Portugal et à Monaco, représentant d'institutions internationales parmi lesquelles l'UNESCO. » Il sera au Palazzo Losio le 28 février pour la présentation de son dernier livre, traduit en italien, Slogan.
La structure deviendra également une sorte de refuge pour qui aime la bonne nourriture. Durant la saison touristique seront organisés des moments pour déguster le ‘’‘tartufo bianco pregiato’’, mais aussi de recherche avec les chiens truffiers dans la vallée du Palais Losio, et des cours de cuisine seront également proposés : Marina Miroglio, passionnée de cuisine traditionnelle italienne, créatrice et animatrice de la chaîne Youtube francophone « La Cuisine de Marina Miroglio », deviendra une sorte de trait d'union entre la tradition piémontaise et la tradition française.

« Le projet de Marina et de son époux Bruno est une valeur ajoutée pour Ponzone et pour tout le territoire » Fabrizio Ivaldi, maire de la commune de Ponzone"
« Sans aucun doute, ce que Marina Miroglio et Bruno Marguerite ont créé représente une valeur ajoutée pour Ponzone, mais aussi pour toute la région d'Acqui - déclare Fabrizio Ivaldi, maire de la commune - Ils ont compris que ce territoire possède un grand potentiel. Des trésors qui méritent d'être revalorisés et montrés au public. »
Par Giovanna GALLIANO - rédigé en italien pour le quotidien national italien  LA STAMPA - Chronique de Alessandria